Contenuti digitali a pagamento: c’è chi dice no, ma…

2 settembre 2010 — 2:53pm

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E’ di qualche giorno fa la pubblicazione dei risultati di una ricerca condotta da YouGov inerente l’editoria digitale, da cui emerge una resistenza al pagamento per la consultazione di contenuti digitali.
Secondo la maggioranza delle persone intervistate, i contenuti online dovrebbero continuare ad essere gratuiti, favorendo la condivisione e la consultazione dell’informazione in maniera capillare.

I dati della ricerca condotta da YouGov sconfessano, in parte, le linee editoriali di importanti testate giornalistiche – The Times, ad esempio – poichĂ©, pur registrando un calo nel traffico web abbastanza sensibile, un’aiuto a favore degli editori giunge direttamente da dispositivi quali iPad della Apple e Kindle di Amazon (solo per citare i piĂą noti).

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Ciao mondo!! Ma stica….

29 agosto 2010 — 8:29am

“Benvenuto in WordPress. Questo è il tuo primo articolo. Modificalo o cancellalo e inizia a creare il tuo blog!”.

Uno pensa di non dover piĂą leggere questo messaggio di ben(?)venuto sul proprio blog e invece torna dalle vacanze e che succede? Vede andati in fumo anni di post vari (alcuni belli, altri meno) e scritti con amore e simpatia.

Circa 6 anni di bytes gettati nel cesso per non so quale problema occorso al nodo che ospita i server in cui viene ospitato questo blog e io che non ho manco un cacchio di backup salvato sul pc. Sono furbo, eh? Vabbè, pazienza. Il bello è che non mi sto nemmeno dannando piĂą di tanto, anzi…linfa nuova a questo blog, magari partendo proprio da questa che – solo i blogger duri e puri potranno capirmi – trattasi di una vera e propria catastrofe digitale.

I racconti non li ho persi, quelli ce li ho tutti sul pc, tiè!

P.S. Per favore, niente fiori ma opere di bene (magari qualche post che avevate salvato, non si sa mai…) :-)

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Turisti per casa

19 agosto 2010 — 9:24am

Non mi rilasso mai, oh. Nemmeno durante una passeggiata nei Sassi, durante la quale ho accompagnato Gianfranco, uno dei miei parenti romani, a visitare gli antichi rioni di pietra.

Nell’occasione, oltre a fare da cicerone, mi sono improvvisato turista e ascoltato impressioni e osservazioni del mio ospite. Dirò pure una cosa scontata, ma la prima osservazione che Gianfranco ha fatto riguardava la fastidiosa presenza delle auto nei Sassi.
Arrivati davanti la chiesa di San Pietro Barisano, infatti, le numerose auto parcheggiate nella piazzetta antistante la chiesa (peraltro chiusa gran parte della giornata e aperta solo tre ore al giorno, dalle 19 alle 22) hanno spiacevolmente sorpreso Gianfranco, colpito dal fatto che molte auto hanno accesso libero nei Sassi.
Ovviamente, il mio ospite si è chiesto più volte come mai un patrimonio di indubbia bellezza e dalle singole caratteristiche achitettoniche e artistiche come i Sassi non riesca ancora a fare quel salto di qualità che meriterebbe.
Gli ho risposto da profano, un po’ ingenuamente forse, che il problema di fondo di questa città è che non si sa – o non si è deciso ancora – di quale turismo campare. Gli ho detto che il fenomeno del turismo, da noi, è abbastanza giovane e che occorre capire, quindi, quale può essere la forma di turismo più consona alla città. Cosa che, a quanto pare, nessuno sa. Eppure i problemi riscontrati dai turisti sono sempre i soliti:

* mancanza di una programmazione estiva di eventi che intrattengano turisti e cittadini nelle calde sere di estate;
* fastidiosa presenza di guide abusive che, in barba a ogni forma minima di educazione, cercano di abbordare i turisti in cerca di informazioni utili per visitare Matera;
* scarsissima presenza di info point turistici comunali;
* presenza quasi aleatoria degli uffici APT a Matera; presenza di auto eccessiva, sia nel centro storico che nei Rioni Sassi;
* pulizia e igiene scarse in molte zone dei Sassi;
* scarsissima presenza di pannelli informativi con segnalazione di percorsi turistici (capisco che magari si voglia far guadagnare le guide, quelle oneste e preparate, ma non tutti i tursiti sono inclini a pagare una visita guidata e bisogna pensare anche a loro).

Un’altra necessità, a mio parere, è quella di dotare i Sassi di un punto sanitario attivo nei periodi di maggiore afflusso turistico. Proprio ieri, infatti, mentre visitavamo la chiesa rupestre di Santa Lucia e Agata alle Malve, nel Sasso caveoso, un bambino di 2-3 anni si è sentito male e solo grazie all’intervento di una donna – forse un medico – che ha soccorso il bimbo, evitando che si soffocasse – ha evitato il peggio. Mentre la donna, assieme ad altre persone, soccorreva il bambino, io stesso ho chiamato il 118 per richiedere l’intervento di un’ambulanza per i soccorsi del caso e c’è da dire che nel giro di 10-15 minuti, abbiamo sentito le sirene dell’ambulanza (noi, intanto, una volta che il bambino si è ripreso, abbiamo proseguito verso il Convicino di Sant’Antonio). Ora, il caso ha voluto che nel gruppo di turisti di cui faceva parte il bimbo fosse presente una persona in grado di prestare soccorso, ma se così non fosse avvenuto? Che ne sarbbe stato del bambino? Raggiungere i Sassi – in particolare le zone come quella in cui si trova Santa Lucia e Agata alle Malve – può significare perdita di tempo prezioso per qualsiasi tipo di intervento sanitario. Ecco perché occorrerebbe pensare seriamente a una presenza temporanea di personale sanitario nei Sassi, in periodi nei quali i turisti raggiungono numerosi gli antichi rioni.

Per il resto, Gianfranco ha trovato la cittĂ  tutto sommato pulita (con alcune eccezioni riscontrate nei Sassi), ma in alcune zone (ricordo Porta Pistola, ma anche nei pressi del Compesso del Casale, presso il cimitero barbarico e sul Belvedere) ha notato la poca cura della cosa pubblica, la scarsa segnaletica turistica, la scarsa presenza di cestini per la spazzatura.

Matera, comunque, deve dire ancora una volta grazie al suo fascino se Gianfranco farĂ  ritorno in cittĂ , precisamente nel mese di Ottobre.

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Matera, cittĂ  controsenso

13 agosto 2010 — 9:25am

E’ da tanto che pensavo di scrivere un post su una situazione alquanto fastidiosa, tra le tante, che puntualmente si verifica in due strade di Matera che conosco bene: Via Tommaso Stigliani e Via Piave. Siamo, quindi, in centro, precisamente nei pressi della villa comunale.

Abitando da quelle parti, osservo – spesso disgustato – la diffusa pratica di percorrere in controsenso due tratti delle vie citate.
Il tratto di Via Tommaso Stigliani che va dall’ingresso in Vico XX Settembre (più o meno all’altezza dell’Archivio di Stato) fino all’incrocio con Via Piave e Via G. Amendola è più volte percorso in controsenso da alcuni automobilisti che, sentendosi in dovere di risparmiare alla propria auto un percorso più lungo di poche centinaia di metri, pensano bene di percorrere nel senso contrario a quello stabilito dalla segnaletica verticale presente il tratto di strada preso in considerazione, soprattutto nelle ore serali.

Spostiamoci un po’, di circa 100 metri, e arriviamo all’inizio di Via Piave: se dovesse capitarvi, soprattutto nelle ore serali, di fermarvi da quelle parti, notereste automobilisti di ogni età percorrere il tratto di strada (che dallo sbocco di Via Onofrio Tataranni su Via Piave va in Via Tommaso Stigliani) rigorosamente controsenso.

Un continuo pericolo di frontali a cui noi abitanti della zona che rispettiamo la segnaletica stradale ormai siamo abituati, ponendo massima attenzione soprattutto quando da Via Giovanni Amendola vogliamo immetterci nel tratto di Via Tommaso Stigliani che porta verso Via San Rocco o verso Vico XX Settembre. Ma non è tutto: proprio due giorni fa, noto l’ennesimo furbo del quartierino percorrere uno dei due tratti di strada presi in considerazione, in controsenso. Nulla di strano, diremmo, se non fosse che il tutto è avvenuto sotto gli occhi di ben 3-4 ausiliari del traffico che non hanno proferito verbo. Ora, io non so se gli ausiliari del traffico possano o meno intervenire in casi come questo e non intendo prendermela con quei 3-4 che erano presenti in quell’occasione, ma la situazione è davvero incresciosa, soprattutto considerando il fatto che quelle stesse strade sono quotidianamente percorse da turisti che, ignari della maleducazione stradale di alcuni materani, imboccano Via Piave o Via Tommaso Stigliani (una volta mi è capitato di vedere un camper fare retromarcia per consentire il passaggio a un’auto che percorreva Via Tommaso Stigliani in controsenso).

Ci sarebbe da raccontare anche un episodio che ha visto protagonisti, proprio stamattina, due turisti siciliani incavolati neri per il fatto che un ragazzo li ha fermati e condotti presso uno dei punti informativi turistici gestiti da privati. La coppia mi ha gentilmente chiesto dove fosse la sede locale dell’APT e io, non ricordando l’esatta ubicazione degli uffici, ho consultato il web dal mio cellulare e dato loro indirizzo, numero di telefono e spiegazioni su come raggiungere la sede materana dell’Azienda di Promozione Turistica. I signori cercavano una cartina di Matera e materiale informativo vario, per la cronaca. Ma questa è un’altra storia…

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Pistole che uccidono e panini che uniscono

6 agosto 2010 — 9:30am

Si torna a sparare, in cittĂ .
Una pistola fumante la cui brama di vendetta ha causato la morte di due giovani.
Sembra l’inizio di uno dei racconti noir che, a volte, mi diletto a scrivere. Sembra, per l’appunto. Perché un duplice omicidio c’è stato, qui a Matera.
Perché due famiglie piangono le vite spezzate di due ragazzi troppo giovani per morire e troppo grandi per scherzare con il destino.
E mentre la città festeggiava, qualcuno versava lacrime. Ciò che è successo assumerebbe connotati di sprezzante quotidianità, se non fosse Matera il teatro inconsapevole – e manco tanto – di questo avvenimento inserito nelle pagine di cronaca dei giornali e dei siti web locali.
Qualche ripresa al luogo del duplice delitto, una cronaca partecipata ma senza tanta enfasi dei fatti come sono avvenuti, secondo le ricostruzioni di forze dell’ordine e testimoni, piccole biografie di vite che non si consumeranno più (quelle dei due assassinati) o di quella che si consumerà lentamente in carcere (quella dell’assassino, chiunque esso sia).
Sindaco e consiglieri preoccupati per questi sintomi di degrado di cui la città sembra soffrire, senza mai mettersi una mano sulla coscienza e lasciar perdere – almeno per una volta – giochi di potere e poltrona che stanno sbattendo questo patrimonio mondiale nella monnezza, letteralmente.
Il pensiero è per chi è dovuto sopravvivere alla morte di un figlio, nel baccano di un luna park cittadino – per fortuna temporaneo – e nel silenzio rispettoso della gente, presa troppo dalla festa e troppo poco dalla civilizzazione al contrario che la città e i suoi cittadini stanno percorrendo.
In pochi lanciano SOS disperati ai materani, troppo intenti – i materani, appunto – a godersi l’ultimo cocktail al chiaro di luna, prima di tornare sotto le lenzuola dell’anonimato.
C’è la giovane scrittrice che, attraverso le pagine del mio quotidiano locale preferito, critica la merda di cavallo sulle strade, le solite bancarelle con la solita mercanzia e il panino alla “chit è murt“, rimasto invece l’unico prodotto sul mercato capace di accomunare l’operaio al libero professionista, lo studente universitario al cassaintegrato con la terza media. L’oggetto da consumo che unisce una città divisa, con i suoi ranghi sociali e i suoi movimenti, i suoi locali e i suoi momenti di incontro. D’altronde, lo snobismo è diventato uno sport abbastanza praticato, in questa città.

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La cattedrale del mare costruita dal popolo

1 agosto 2010 — 9:27am

Titolo: La Cattedrale del mare
Autore: Idelfonso Falcones
Pagine: 642

Un libro, io dico, è bello quando crea un turbine di sentimenti contrapposti nel lettore. E’ anche godibile quando, ambientato in epoche remote, risulta talmente attuale da consolidare, nella testa del lettore, l’idea che pregi e difetti conosciuti degli uomini non conoscano tramonti o albe e, anzi, varchino i confini del tempo senza alcuna remora.

La cattedrale del mare, romanzo d’esordio dell’avvocato spagnolo Idelfonso Falcones, rappresenta alla perfezione quel turbine di convinzioni e sentimenti che, spesso, cozzano contro l’etica e le passioni di ogni lettore. La vicende narrate nel romanzo sono ambientate nella Catalogna del XIV e interessano uomini che lottano per la propria libertà nelle assurde regole di un’epoca storia – il Medio Evo – non a torto considerata buia. Uomini di diversa estrazione sociale, di diverso colore della pelle e religioni differenti uniti da un sentimento unico di esaltazione della libertà, idelologica prima che fisica. Tutta la vicenda si basa su due momenti di ribellione alla sottomissione da parte di una sola persona, Bernat Estanyol, contadino che si stanca dei gravi soprusi subiti dal suo signore e lascia la propria terra con in braccio il neonato figlio Arnau per raggiungere la città comitale di Barcellona, che rappresenta l’unica possibilità di condurre una vita in libertà, senza l’asfissiante pressione dei signorotti dei vari baronati fuori città, rappresentazioni reali della prepotenza della nobiltà del tempo.
Una volta giunto a Barcellona, però, Bernat si accorge che il destino difficilmente si può modificare e prende vita in lui l’idea che solo una ribellione delle genti più povere può scuotere la nobiltà dal proprio arrogante torpore e dare, così, una speranza di libertà e uguaglianza al proprio figlio. Lo stesso Arnau, una volta cresciuto, scoprirà quanto siano importanti gli ideali di libertà che la città di Barcellona incarna.

Il libro conta circa 640 pagine e siccome non ho proprio intenzione di fare un riassunto di tutte le vicende descritte nel romanzo (significherebbe riscrivere metà libro e non essere per niente concludenti), voglio solo sottolinearne il messaggio di speranza, rivoluzionario se vogliamo, attuale dell’opera di Falcones.
Berrnat lascia il piccolo borgo di Navarcles per dare un futuro a suo figlio Arnau, proprio come molti di noi oggi lasciano cittĂ  come Matera per cercare lavoro e dare una chance alle proprie vite.
Bernat lo fa perché stanco dei soprusi del signorotto locale e stanco di una vita sottomessa alla nobiltà. I giovani di oggi lo fanno poiché stanchi di lavorare in nero, di orari lavorativi ai limiti dellla legalità per stipendi non congrui con la quantità e la qualità del lavoro effettivamente svolto e per quella meritocrazia che tutti dicono di voler attuare ma in pochi, alla fine, si sforzano di fare.

Bernat è, se vogliamo, la coscienza di un mondo che vuole ribellarsi ma non ha la forza nè i mezzi idonei per farlo. E’ l’idea stessa di giustizia e legalità avversa ai giochi di potere e poltrone che i nobili si divertono a praticare. Lascio a voi gli scontati parallelismi con la nostra attuale dirigenza politica, locale e nazionale che sia.

In sostanza, La cattedrale del mare propone l’idea di popolo inteso come collettivo operoso e pensante, esaltandone i valori di solidarietà, amicizia e generosità.
Un testo quasi rivoluzionario, attuale a tal punto che il lettore può trovare parecchie similitudini con lo scenario socio-politico dei giorni nostri (guerre economiche travestite da fondamentalismi religiosi, classi politiche per nulla attente ai biosgni della popolazione, globalizzazione, razzismo e tanto altro…)

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Io ce l’ho più grande del tuo. Apologia dei grandi eventi

22 giugno 2010 — 9:32am

Mentre a Matera si discute di grandi eventi e finanziamenti che interessano un evento anziché l’altro, alcuni cittadini si interrogano su cosa sia, effettivamente, un grande evento.

Cosa intendiamo quando si parla di grande evento? Una forma di intrattenimento che vede protagonista un artista di fama mondiale? Un evento la cui location ha una valenza storica e artistica di maggior rilievo rispetto a tanti altri luoghi? Oppure un evento la cui l’organizzazione comporta una spesa non indifferente per soggetti pubblici e privati? Forse tutte queste caratteristiche fanno di un evento un grande evento. Ma anche no, forse.

Ho una mia idea riguardo i grandi eventi. Penso che, per una città come Matera, assopita dalla e nella sonnolenza perenne di amministratori poco lungimiranti (non si capisce se per un mero limite creativo o per mancanza di dialogo tra le parti), occorra rivedere l’idea che dei grandi eventi ci si è fatta negli anni.

Per stabilire cosa sia un grande evento occorre partire dalle necessità di un territorio come quello materano. Di cos’è che abbiamo, fondamentalmente, bisogno qui a Matera per muovere flussi turistici degni delle peculiarità artistiche e storiche che possediamo? Di gente, tanta gente. Persone che animino le piazze del centro, che occupino le strutture ricettive della città, che consumino la loro vita da turisti nel territorio urbano, che diventino testimoni oculari dell’accoglienza e del paesaggio e suggeriscano ad altri di vistare la città con i suoi Sassi, magari proprio in occasione di una due giorni dedicata alla letteratura pulp o al concerto di quel famoso gruppo rock.

Alberobello, per esempio, condivide con Matera il fatto di essere uno dei siti Unesco del Meridione. Ad Alberobello, però, lo scorso anno organizzatori forse solo più rock dei nostri, hanno pensato bene di ospitare una delle quattro date italiane di una certa Patti Smith, evento che ha richiamato gente da tutto il centro-sud e che andava a inaugurare la terza edizione del festival “Primitivo, la provincia dei suoni”, promosso e organizzato dalla Provincia di Bari per la promozione turistica e culturale del territorio provinciale.

Altro esempio: in occasione del Pistoia Blues Festival (occhio alla parola blues), che si aprirà il 14.07.2010, le prime due giornate della manifestazione vedranno salire sul palco band che con il blues hanno poco o nulla a che fare: Anathema, Porcupine Tree e Hammerfall, solo per fare alcuni nomi, sono bands che richiamano appassionati da tutta Italia. Io stesso mi sto facendo in quattro per cercare di essere presente alla prima serata. Raggiungere Pistoia non è che sia tanto semplice (certo, il coefficente di difficoltà è mooolto minore rispetto a quello per Matera).

Allora, diciamocelo chiaro e tondo: noi materani siamo o snob o ciucci o presuntuosi. Pensiamo che un Gigi D’Alessio – tanto per fare un esempio, quindi non offendetevi – possa richiamare una massa oceanica di persone. Può anche darsi, ma verrebbe mai un romano a vedere Gigi D’Alessio a Matera? Magari flotte di altamurani, gravinesi e ginosini si aggiungerebbero a tanti materani. Ma che turismo è se sono i nostri vicini di casa a farci una gradita visita di poche ore, per poi tornare nella vicina Puglia? So che la mia posizione può sembrare impopolare e in effetti lo è. Possono delle sculture attirare persone, esclusivamente interessate a quel tipo di evento culturale, da molto lontano e per consumare il tutto in due-tre ore?

E’ il caso di ripensare ai grandi eventi, magari anche storcendo il naso, se vogliamo campare di turismo. L’alta cultura non può e non deve essere la soluzione ai nostri mali, ma un piacevole contorno e/o una interessante alternativa. Gli eventi di massa vanno benissimo se attirano persone con residenza almeno oltre la Murgia e oltre l’appennino lucano, altrimenti siamo punto e a capo.

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